Chi parla di certificazione dei modelli 231 dice qualcosa di scorretto e fuorviante. I modelli 231 non sono certificabili, al più sono asseverabili per i soli aspetti relativi alla prevenzione dei reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Come sempre, vogliamo fare chiarezza.

Asseverazione e non certificazione 231: lo dicono le norme

I modelli 231 sono “definiti” dal Decreto 231/01 e ss.mm.ii. Questa norma non prevede la possibilità che un soggetto terzo possa procedere a una verifica di adeguatezza del modello stesso, di conseguenza resta in capo all’organizzazione la dimostrazione della sua adeguatezza in sede di giudizio.

Il decreto 231 non prevede la possibilità di certificazione dei modelli 231.

Il Testo Unico Sicurezza, invece, ha previsto che “gli organismi paritetici svolgono […] l’asseverazione della adozione e della efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all‘articolo 30, della quale gli organi di vigilanza possono tener conto ai fini della programmazione delle proprie attività” (art. 51).

In pratica, quindi:

  1. in termini generali i modelli 231 non sono certificatibili, cioè valutabili in termini di adeguatezza da parte di nessun soggetto;
  2. in relazione alla prevenzione dei reati presupposto in materia di salute e sicurezza (omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime, derivanti dalla violazione delle norme “antinfortunistiche”) è prevista la possibilità che i modelli siano asseverati da parte degli organismi paritetici rispetto alla loro adozione ed efficace attuazione.
Anche nelle asseverazioni 231 è prevista una verifica in campo e documentale, quindi è comprensibile la confusione tra certificazione e asseverazione in relazione ai modelli 231.

Che cos’è l’asseverazione?

L’asseverazione è un processo di controllo e verifica che gli organismi paritetici realizzano attraverso l’intervento di professionisti qualificati con l’obiettivo di comprovare l’esistenza e l’applicazione del modello 231 in relazione alla prevenzione dei reati presupposto in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il suo svolgimento è simile a quello di una certificazione:

  • viene definita contrattualmente l’attività;
  • l’organismo paritetico incarica uno o più professionisti dell’esecuzione delle verifiche;
  • i professionisti effettuano una verifica in campo e documentale, per prendere visione e controllare l’operatività dell’azienda e la completezza delle registrazioni;
  • i professionisti redicono un rapporto di verifica che specifica l’esito dell’attività e individua anomalie o spunti di miglioramento di cui l’azienda deve farsi carico per poter ottenere o mantere la propria asseverazione;
  • il ciclo di verifica ha tipicamente una durata triennale.
In termini operativi asseverazione e certificazione si somigliano.

La somiglianza tra asseverazione 231 e certificazione dei sistemi di gestione è tale per cui non stupisce che l’espressione “certificazione 231” abbia preso piede. Gli aspetti tecnici e la valenza delle due attività sono però differenti e per questo motivo è bene averli in mente.

Asseverazione 231 e altre certificazioni aziendali

La confusione tra asseverazione e certificazione dei modelli 231 è favorita da un altro aspetto, e cioè dal fatto che l’art. 30 del Testo Unico Sicurezza ha stabilito che i sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) confomi alle Linee guida UNI – INAIL del 2001 o allo standard ISO 45001 (prima BS OHSAS 18001), debitamente integrati (ex. prevedendo la nomina di un OdV e di un sistema sanzionatorio) si presumono conformi ai requisiti, definiti all’articolo stesso, per i modelli 231 aventi efficacia esimente in relazione ai reati in materia di salute e sicurezza.

La certificazione 45001 non è essenziale per arrivare all'asseverazione del modello 231.

Se si pensa che ottenere la certificazione 45001 equivalga a dimostrare di avere un sistema di gestione della salute e sicurezza che ha anche efficacia esimente dei reati presupposto relativi all’ambito specifico, quindi sia un modello 231 per i reati i materia di salute e sicurezza, si stanno semplificando le cose. In particolare perché la norma non dice che il sistema deve essere certificato (deve esistere e rispondere ai requisiti degli standard, a prescindere dalla sua certificazione) e l’equivalenza SGSL – modello 231 non è diretta, ma il sistema di gestione richiede alcune integrazioni. In termini pratici si può dire che disporre di un SGSL certificato rappresenta una base importante per arrivare al modello 231 (in relazione ai reati in materia di salute e sicurezza).

Altrettanto frequente è poi il richiamo ai modelli 231 in relazione alla certificazione 37001, detta anche “anticorruzione” in quanto relativa alla certificazione dei sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione. Come nel caso della certificazione 45001, l’implementazione di un sistema di gestione anticorruzione può rappresentare un innesto importante per un modello 231.