La certificazione dei contratti di lavoro è uno dei requisiti citati dal DPR 177/2011 in relazione alla qualifica delle imprese e dei lavoratori che eseguono lavori in spazi confinati e/o sospetti di inquinamento. Vediamo di capire quando si applica e come funziona.

La certificazione dei contratti di lavoro

La certificazione dei contratti di lavoro è un’attività che può essere svolta dalle commissioni appositamente istituite presso:

  • il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
  • gli Enti bilaterali costituiti dalle associazioni di datori e prestatori di lavoro nell’ambito territoriale di riferimento o a livello nazionale;
  • le Direzioni Provinciali del Lavoro (sedi territoriali dell’Ispettorato del Lavoro);
  • le Province;
  • i Consigli Provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro;
  • le Università pubbliche e private registrate nell’Albo istituito presso il Ministero del Lavoro.

Un elenco è disponibile sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il contratto di lavoro soggetto a certificazione può riguardare sia il rapporto di lavoro tra impresa e lavoratore sia l'accordo tra imprese (tipicamente appaltante e subappaltatrice).

Il contratto di lavoro soggetto a certificazione può riguardare sia il rapporto di lavoro tra impresa e lavoratore sia l’accordo tra imprese (tipicamente appaltante e subappaltatrice).

La certificazione ha l’obiettivo di verificare che il contratto di lavoro comprenda tutti gli elementi necessari al fine della sua validità sotto il profilo civile, amministrativo e penale. Gli elementi oggetto della verifica cambiano a seconda del tipo di contratto soggetto a certificazione: nel caso di un rapporto lavorativo di un dipendente, per esempio, la commissione può entrare nel merito della scelta del CCNL di riferimento, mentre nel caso di un contratto di subappalto può accertare la presenza dell’indicazione degli oneri per la sicurezza come importo distinto rispetto a quello complessivo dei lavori e la corrispondenza tra le attività oggetto di appalto e quelle descritte nelle procedure di lavoro.

    La certificazione del contratto di subappalto accerta la corrispondenza tra le attività oggetto di appalto e quelle descritte nelle procedure di lavoro.

    Cosa richiede il DPR 177/2011

    Il DPR 177/2011 ha definito i requisiti di imprese e lavoratori che eseguono interventi nell’ambito di spazi confinati e/o sospetti di inquinamento. Oltre ai requisiti che riguardano la composizione della squadra di lavoro, la relativa formazione e idoneità sanitaria, le dotazioni strumentali e le procedure di lavoro, il decreto prevede infatti che siano sottoposti a certificazione:

    • tutti i contratti di lavoro diversi da quelli a tempo indeterminato;
    • l’eventuale contratto di subappalto con cui l’impresa affidataria dei lavori in questione subappalta gli stessi a terzi.

    E i due obblighi si sommano, quindi in caso di subappalto e di impresa subappaltatrice che impiega per l’attività specifica lavoratori assunti con contratti di lavoro diversi da quelli a tempo indeterminato, sarà necessario certificare tanto il subappalto quanto i contratti di lavoro.

      In caso di subappalto e di impresa subappaltatrice che impiega per l'attività specifica lavoratori assunti con contratti di lavoro diversi da quelli a tempo indeterminato, sarà necessario certificare tanto il subappalto quanto i contratti di lavoro.

      Restano invece esclusi dall’obbligo di certificazione:

      • il contratto di appalto (quindi l’affidamento da committente a impresa affidataria che resta esecutrice del lavoro);
      • i contratti di lavoro a tempo indeterminato.

      Come funziona la certificazione dei contratti di lavoro

      Pur con differenze tra le commissioni, soprattutto in termini di tempi e costi, il processo di certificazione del contratto prevede in genere 4 fasi:

      1. l’impresa trasmette la richiesta di certificazione alla commissioni di interesse;
      2. la commissione fornisce all’impresa l’elenco della documentazione contrattuale (ex. contratto di appalto, eventuali ordini di lavoro, eventuale subappalto, contratti di lavoro, UNILAV) e sicurezza (ex. PSC, POS, requisti previsti dal DPR 177/2011) e una modulistica riepilogativa della richiesta;
      3. la commissione analizza la documentazione trasmessa e comunica l’esito dell’analisi, che si può concludere in modo positivo, con richiesta di integrazioni o con rigetto (che non esclude però la possibilità di sottoporre la richiesta ad altra commissione);
      4. la commissione rilascia il provvedimento di certificazione del contratto, eventualmente a valle della ricezione e analisi delle integrazioni richieste.
        Pur con differenze tra le commissioni, soprattutto in termini di tempi e costi, il processo di certificazione del contratto prevede in genere 4 fasi.

        Come accennato, i tempi necessari per la conclusione del procedimento tendono a variare in funzione della commissione selezionata, con oscillazioni tra i 30 e i 120 giorni. Anche i costi variamento in modo significativo, dal centinaio di euro dell’INL a importi proporzionali a quelli del contratto di appalto nel caso di alcune Università, e possono essere connessi alla tipologia di contratto oggetto di certificazione.

        Quello che vogliamo sottolineare è che la certificazione dei contratti di subappalto e dei contratti di lavoro diversi da quelli a tempo indeterminato è un requisito necessario ai fini della qualifica per operare in spazi confinati e/o sospetti di inquinamento nel rispetto del DPR 177/2011.